Una Domenica Collaterale

Ieri sera mi sono imbattuta “piacevolmente” nel film Collateral Beauty .

Un Will Smith che torna ad interpretare un ruolo pieno di enfasi emotiva, sulla scia del film di Muccino La Ricerca della Felicità.

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Interpreta un uomo distrutto dal dolore per la morte della figlia, un uomo di poche parole, dallo sguardo triste e assente, un uomo che non vuole affrontare la sua perdita e rischia di perdere completamente i contatti con il mondo che lo circonda e con le vere emozioni che lo animano.

Accorrono in suo soccorso alcuni colleghi, che però agiscono principalmente per il bene della società per la quale, lavorano e non soltanto per permettere al loro amico di riprendere in mano la sua vita.

Sono poi Amore, Morte e Tempo ad entrare in gioco, perché sapientemente tirati in ballo dal protagonista (e non solo) con un escamotage fatto di lettere e dichiarazioni al vetriolo messe nero su bianco.

Il film ruota tutto intorno al rapporto che si instaura con queste tre figure, con questi tre concetti, con queste tre grandi realtà con le quali ognuno di noi convive.

Amore è in tutte le cose, in tutto quello che facciamo, nei gesti e nelle scelte che compiamo: i vestiti che acquistiamo, la cena che decidiamo di preparare, i piatti preferiti, gli amici, il lavoro, gli sport e gli hobby…tutte cose che o amiamo oppure odiamo, che possiamo discernere liberamente e che scegliamo in base alle nostre sensazioni. Amore è alla base di concetti come quello di famiglia, di coppia, di figlio, di compagno. A volte dubitiamo di Lui, perché ci porta a soffrire, a crescere all’improvviso, a sentirci deboli ed indifesi, ma non possiamo vivere completamente senza di Lui, nel bene o nel male. L’apatia è qualcosa che non ci appartiene e che dobbiamo scacciare come uno dei demoni peggiori.

Morte. Anche Lei è in tutte le cose. È un concetto intrinseco nella nostra esistenza, qualcosa di inaccettabile ai nostri occhi eppure universale. Crea paura,sofferenza, dolore, appartiene a noi come esseri umani ma a anche a tutto ciò che vive su questa Terra. C’è un ciclo al quale non possiamo sottrarci, nessuno di noi, una storia che non troviamo scritta sui libri ma che dobbiamo essere pronti a vivere ed affrontare. È un punto di arrivo per molti, di partenza per altri. È una signora distinta, che contrariamente a quanto si possa pensare sembra provare compassione ed empatia. Il suo compito è ingrato e non dovrebbe guardare in faccia a nessuno, non farsi prendere dal panico e proseguire dritta per la sua strada, ma a volte decide anche di fermarsi a riflettere e a dispensare dei buoni consigli.

Tempo è sfuggevole, veloce, scattante, irrequieto. Non può essere afferrato, non può essere fermato, non può essere modificato. È un flusso di idee, gesti, informazioni, eventi. L’orologio lo rappresenta nel suo scorrere inesorabile, ma non ne coglie la vera essenza. È cambiamento, crescita, evoluzione, dissoluzione, presenza, assenza, giorno e notte. Noi non saremmo qui se il tempo non ci avesse messo lo zampino. Gli esseri che abitavano in origine la nostra terra non si sarebbero mai evoluti in animali pensanti e dotati di ragione. Noi non ci saremmo stati, se le creature della Terra fossero rimaste tali, in un tempo indefinito senza momenti, ore, minuti, secondi. Tutto ciò che ci circonda e noi per primi, esistiamo nel tempo, per il tempo, grazie al tempo. Ora è già passato tra qualche secondo, perciò leghiamoci a Lui e conviviamoci serenamente senza combatterlo.

Sono questi tre concetti che rappresentano la Bellezza Collaterale della nostra esistenza: animano i nostri giorni, vivono con noi al nostro fianco, si manifestano in molteplici forme e spesso senza alcuna previsione.

Anche i farmaci hanno effetti collaterali, ma continuiamo ad assumerli.

La nostra vita ha una sua Bellezza Collaterale. Continuiamo a viverla a pieno.

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Io prima di te … lo consiglio?

Per chi ha conosciuto Emilia Clark grazie al Trono di Spade, come me, vederla in questo film sarà una rivelazione. Viso sorridente (fin troppo a volte), occhioni da cerbiatto, vestiti improbabili e tanta allegria. L’opposto della nostra amata Daenerys Targaryen. Anche Lou, la protagonista di Io prima di te, è costretta ad affrontare grandi sfide, umane stavolta, ben più grandi di draghi inferociti, conquiste di territori lontani e guerre sanguinose.

Emilia stavolta deve fare i conti con il destino, con le casualità e la durezza della vita. Assistere una persona disabile, impossibilitata a muovere gran parte del corpo, cercare di garantirgli una vita dignitosa e di fargli tornare il sorriso nonostante tutto. Le cose si complicano se la persona in questione è un giovane ragazzo, rampollo di una famiglia molto facoltosa, abituato alla bella vita e a godere a pieno di ogni agio.

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La morale è sempre quella del carpe diem, vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo.   Altro tema, scontato, quello de I soldi non fanno la felicità.

Poi entra in gioco il fattore umano, la maturità di una persona che nonostante la giovane età, per non pesare sulle spalle dei genitori, per non ricordare i bei tempi andati e consapevole di non poterli mai più rivivere, per non far soffrire chi gli sta vicino, ma fondamentalmente per un forte senso di egoismo, decide di prendere la strada dell’eutanasia. Tema tanto controverso, procedura criticata da molti, rispettata da altri.

Dal film si evince una forte volontà del protagonista di finirla lì, di vivere 6 mesi nella consapevolezza di quello che avrebbe abbandonato per sempre, di concedere del tempo ai suoi genitori per rendersi conto del futuro al quale sarebbero andati incontro privati ingiustamente del loro unico ed amato figlio, per make the most del tempo che gli resta e per aprire finalmente il suo cuore con umile sincerità alla persona che lo ha aiutato e sostenuto.

Non voglio entrare nel merito dell’eutanasia giusta o sbagliata, perché a mio avviso gli unici che possono davvero giudicare (ma che purtroppo non potranno mai farlo) sono i diretti interessati, sono le persone che mosse da un sentimento forte e da una grande forza di volontà, decidono di intraprendere quella strada. L’unica cosa che posso dire è che ci vuole coraggio, ce ne vuole tanto; ma sono anche sicura che, arrivare ad una consapevolezza simile, significa aver sopportato grandi sofferenze, non riconoscersi più nella propria persona e/o nella propria vita, decidere di spegnersi nella speranza di un Bene superiore, resta solo una scelta della singola persona.

Ovviamente, nel massimo della scontatezza, la clinica che aiuterà Will nel suo volere si trova in Svizzera, in una bellissima villa, immersa nel verde, arredata con gusto Shabby Chic (perché deve essere davvero fondamentale), con grandi finestre che danno su giardini curati nel dettaglio pieni di gioiosi uccellini canterini (anche loro devo dire, fondamentali). Una volta entrati sembra già di essere in paradiso: mura bianche, pavimenti bianchi, arredamento rigorosamente bianco, lenzuola profumate e bianche. Queste cliniche sono come una sorta di grandi anticamere.

Il finale si sa, sarà triste, ma allo stesso tempo dal risvolto dolce. C’è una persona che se ne va, ma un’altra che rinasce, cambia vita (rigorosamente in meglio e a Parigi) e guarda al futuro con un mega sorriso, quello di Emilia Clark.

Parliamo di un film scontato? Sì.

Parliamo di un film romantico? Sì.

Parliamo di un film drammatico? Sì.

Parliamo di vita, amore, forza d’animo ed egoismo? Anche.

Grazie Mr.Holmes

Non sono affatto una critica cinematografica o un amante del cinema d’autore, ma mi trovo spesso a guardare film al cinema o a casa, film di spessore (pochi) o meno (tantissimi devo dire…).

L’altra sera mi sono imbattuta nella programmazione Sky e ho beccato questo Mr. Holmes. Memore della saga di Sherlock Holmes con Robert Downey J. e Jude Law, bella frizzante, divertente e piena di colpi di scena, ho deciso di spaparanzarmi sul mio bel divano con la copertina stile Snoopy ed iniziare a vedere questo film che mi aveva riempito di aspettative.

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Uno Sherlock ormai anziano che deve risolvere il suo ultimo caso prima di ritirarsi definitivamente alla vita di campagna, colpi di scena a destra e a manca, fiuto da detective ancora bello carico, azione. E invece poco o niente di tutto questo … una continua aura di mistero che aleggia intorno alla figura di questo anziano signore che sembra ormai destinato a dimenticarsi della sua vecchia vita, con notevoli perdite di memoria che lo accompagnano minuto per minuto, con il suo ultimo caso che riaffiora alla mente a sprazzi e con la consapevolezza di dover rinunciare a quello che fino ad allora lo aveva fatto sentire vivo.

Conosce il figlio della sua governante e si instaura un bel rapporto di complicità tra i due, un rapporto come quello puro e sincero tra nonno e nipote: due generazioni messe a confronto, piene di contraddizioni, con anni ed anni di differenza, che in qualche modo si fondono e convivono serenamente, spinte da una grande curiosità da una parte e da una voglia di trasmettere le proprie conoscenze dall’altra.

È triste vedere un talento come quello di Sherlock, spegnersi ed annientarsi. Anni ed anni di casi risolti e misteri svelati, non lo hanno salvato dal destino comune a tutti gli essere umani, dalla graduale presa di coscienza che bisogna lasciare spazio a chi viene dopo di noi, che può fare grandi cose proprio come (o anche più di) noi.

Sherlock era testardo, orgoglioso, burbero; teneva in maniera maniacale alle sue cose e ai suoi casi e per nulla al mondo si sarebbe affidato alla mente di un’altra persona per farsi aiutare; arrivava dappertutto e riusciva a penetrare nelle trame più fitte. Soltanto l’innocenza di un bambino avrebbe potuto scalfire questo suo carattere così spigoloso, ma sicuramente non un bambino qualsiasi: aveva visto in quel ragazzino qualcosa di speciale, una curiosità tale che gli avrebbe permesso di dedicare la sua vita alla scoperta e alla ricerca, non per forza nel campo del crimine.

È un film che fondamentalmente parla di un passaggio di consegne, di presa di coscienza dei proprio limiti, di grande forza d’animo e di spirito.

Mi ha insegnato molto:

  • ho capito che la vita è una sola e va vissuta a pieno, facendo ciò che si ama e circondandosi di persone che ci fanno stare bene;
  • ho capito che le persone più anziane di noi vanno rispettate per la storia che hanno vissuto e per quello che possono insegnarci;
  • ho capito che i nostri nonni sono proprio qui per questo, per aiutarci e per farci guardare al futuro con maggiore consapevolezza
  • ho capito che dimenticare fa paura e che ogni attimo della nostra fragile vita vale la pena essere ricordato.

Guardatelo, o se l’avete già visto, fatemi sapere cosa ne pensate.

Buona visione!