Le ragazze sono meglio

Leggendo il titolo della copertina di un numero di Vanity Fair … Le Ragazze Sono Meglio … non posso che concordare! Ma non per le solite convinzioni sessiste che le Donne sono Migliori degli uomini, piuttosto per la triste consapevolezza che la vita di tutti i giorni ci mette di fronte a momenti nei quali ci si sente costrette a dover riflettere con attenzione alla questione dell’Essere Donna.

Fino a qualche tempo fa, non mi sarei mai messa a pensare alle problematiche legate al sesso di appartenenza e all’organo (l’utero) che per molti “ignoranti ed irrispettosi” si presenta come un grande ostacolo, un muro invalicabile, una prigione, una condanna.

Fino a qualche tempo fa, non mi ero mai sentita in difetto, non avevo mai considerato l’essere donna come una condizione “invalidante” (concedetemi il termine).

Ci ha pensato la realtà a mettermi di fronte a questa cruda verità …

Prima presa di coscienza? In occasione di uno dei tanti colloqui di lavoro fatti, dove mi sento dire (e cito testuali parole): “cercavamo una figura maschile ma non ne abbiamo trovate”. Da una parte il mio orgoglio femminile è salito subito alle stelle … di uomini con la mia stessa preparazione e curriculum non ce ne sono, quindi posso essere una risorsa preziosa per l’azienda. Dall’altra però (anche se la reazione non è stata del tutto immediata) mi sono sentita sopraffatta … desidero costruirmi una famiglia, avere dei figli, coltivare le mie passioni, lavorare, contribuire alla mia famiglia e all’ azienda per la quale lavoro, ma … non sono un uomo e a quanto pare è come se mi avessero detto che non potrò farlo, o meglio, che prima o poi dovrò scegliere tra i miei organi riproduttivi e il mio posto di lavoro.

Seconda presa di coscienza? In occasione della comunicazione delle mie nozze a lavoro. È stato bello ricevere le congratulazioni dal proprio datore di lavoro, se non fosse stato per la doccia fredda a seguire … “sono felice per te, ma a me preoccupa quello che viene dopo”. Il mio utero, in quell’ istante,  ha avuto un sobbalzo e avrei voluto gridare a gran voce: “a me non preoccupa affatto, anzi prego solo che possa davvero succedere”. Ma non perché non ami il mio lavoro, anzi (devo pure giustificare la mia reazione a quanto pare…), ma perché per una Donna, diventare mamma ha un significato che mi resta difficile spiegare a parole e trascende qualsiasi cosa.

Mi stavo dimenticando della terza ed ultima presa di coscienza. Sempre a lavoro, si parlava di eventuali nuove figure che potrebbero entrare a far parte dell’operativo e uno dei primi elementi che è stato tirato fuori è stato: ” non è fidanzata, non è sposata, non ha figli, non ha nessun tipo di vincolo quindi è perfetta per questa posizione”(che devo precisare essere la stessa che sto ricoprendo io…). Ci sono volute poche parole per farmi capire che io in quanto convivente, prossima al matrimonio, vincolata a cuore aperto con la persona che amo di più al mondo, posso ritenermi non idonea, o meglio, potrei diventarlo presto.

Le ragazze sono meglio a quanto pare … ma non tutti la pensano esattamente così!

Fantasia & Dialetto

Settimana scorsa, poco prima di cena, sono uscita per fare due passi per le vie del mio paese. Sgranchirsi le gambe dopo otto ore davanti al pc fa sempre bene; respirare aria vera (non quella finta dei termoconvettori) aiuta a dormire meglio e guardandosi intorno si possono vedere cose alle quali a volte non si dà il dovuto peso.

Mi ritrovo spesso a guardare le finestre illuminate degli appartamenti, non per spiare quello che succede al loro interno, piuttosto per fantasticare su chi vive dietro quelle tende, su che storia hanno da raccontare, su che vita hanno vissuto e a cosa stanno andando incontro.

La curiosità è donna … verissimo … ma anche la fantasia!

Come quando vedo quelle finestre illuminate da una luce bianca, leggermente aperte e penso … sicuramente la vergara di casa, con la sua bella pannella, sta preparando la cena per tutta la famiglia: du fittine mpanate, ‘mmoccò de patate su la padella e du foje de ‘nsalata. Sento il rumore della forchetta contro il piatto mentre sbatte l’òe, l’ojo che sfrìe, pronto per friggere le fettine di carne e li llùcchi de li nipoti che je joca lì intorno.

O come quando vedo quelle finestre con la persiana spalancata, la luce spenta, le tende chiuse e un bagliore chiaro/blu che si alterna a istanti di buio. È l’ora de lu telegiornale e l’uomo di casa, dopo na jornata de fatiga, se vutta sopra lu divanu e ‘ppìccia la tilivisiò mentre ‘spetta la moje che je prepara a magnà. I suoi pensieri vanno alla giornata lavorativa ormai alle spalle, alla figlia che stanno aspettando, alla sua vita che da ògghi a domà, cambierà notevolmente e all’amore che gli riempirà il cuore e le notti.

Per non parlare di quando vedo le finestre spalancate (lu mese de Febbrà), con la luce accesa e una donna delle pulizie che sta passènne lu struscìttu joppe lu corridoiu de la casa di un importante avvocato. Lui non è mai a casa, sempre impegnatissimo tra una causa e l’altra, ma dato che il weekend è ormai vicino e conta di invitare qualche amico per un aperitivo, ha pensato bene de fà rdà na ressettata a casa.

Rientro a casa, mi chiudo la porta alle spalle e accendo la luce.

Cosa penseranno i passanti quando vedranno le mie finestre chiuse, le serrande abbassate e un piccolo spiraglio di luce tra li bucherelli de la serrandina?

 

 

 

Ode alle Marche

Terra Mia,

Terre Mie,

Tristi

Dilaniate

Sofferenti

Tornate a sorridere

Tornate a respirare

Tornate a regalarmi

Notti rilassanti e spensierate

Tutti aspettano voi per iniziare.

Basta dolore, basta lacrime, basta paura.

Portate via questo peso dal mio petto E … 

risorgete! 

Alle mie adorate Marche.

Fiera della mia terra, Fiera della mia tradizione, orgogliosa di essere Marchigiana (con la “g” rigorosamente strascicata)!

Suggestion of the day 13.12.2016

Life isn’t all peaches and dandelions …

Take a look to this story and think about your own life, take stock and realize that there’s something really bad outside your home sweet home , threats, nightmares, pain and fear.

We must be strong, we must react, we cannot fall down if we feel low … and most of all we cannot complain of our humble life … we are lucky to stay alive, to live happily and smile to every new day we start, free of that cruel monster we generally call drug which is not only the white powder, or the heroin, or something synthetic.

We may call drug also the depression, the exhaustion, the hatred, the world which does not belong to us, the community which does not help us, people that do not take us into consideration, indifference, apathy.

Drug is something we look for; drug is not something we accidentally meet during our daily routine; drug is a cause and a consequence as well; it is feeling inappropriate and left behind.

Do not give up! Ask for help and Someone will be there to help you!

 

 

 

Suggestion of the day 24.11.2016

That’s such an interesting reading!

I recommend you to carefully read the entire article of Mrs. Alice Dreger.

It’s not my field, but, never say never … reading something new and out of your main focus will always help your mind to unfold!

On the uncertain fate of our bodily remains.

via Whose Body Is It, Anyway? — Longreads